Il rapporto capo-ragazzo-facebook

A cura di Ortensia Ferrara

Appena Facebook, che rivendica a ragion veduta di essere il primo e più diffuso social network in Italia, ha iniziato a diffondersi, un quesito fondamentale girava tra i capi: aggiungo o meno agli amici i miei ragazzi?

La risposta in due grandi scuole di pensiero:

  • Meglio di no, la mia vita privata resta privata finchè si può;
  • Perché no? È uno strumento in più per interagire con loro, ascoltarli, capirli, raccogliere spunti per le attività.

Sono passati in fondo pochi anni, ma l’evoluzione dei social network (a facebook si sono ben presto accodati twitter, telegram e l’ormai onnipresente instagram, solo per citarne alcuni), è stata tale che questi oggi fanno parte in maniera dominante non solo del nostro quotidiano, ma anche della nostra vita associativa.

Gruppi whatsapp con le famiglie che seguono la route passo passo, sondaggi su facebook, app per il capitolo di clan sono solo alcuni esempi di questa pervasività, che non solo non va ignorata, ma anzi deve venire coltivata e sfruttata al massimo.

Attenzione però, questo non vuol dire, allo stesso tempo, spingere su ogni occasione utile in nome dello stare a tutti i costi sui social, arrivando ad esaltarli o peggio utilizzarli senza poi comprenderne davvero le potenzialità.

Sè vero che la rete e i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, dobbiamo domandarci chi siamo e come vogliamo vivere e comunicare in quanto scout anche mentre abitiamo questi luoghi. Il luogo virtuale non prescinde da quello reale, e viceversa.

Comunicare col mondo vuol dire partecipare assumendosi delle responsabilità: ogni nostra scelta, che sia in rete o nella vita reale, che sia decidere di essere in piazza a manifestare o cliccare che si parteciperà ad un evento su facebook, è sotto gli occhi di tutti. Ogni scelta implica una presa di posizione, ogni presa di posizione impone una responsabilità. Quindi ogni forma di comunicazione, fisica o virtuale, ci rende protagonisti e ci impone, soprattutto, di comunicare responsabilmente. Perché anche comunicare è partecipare, e comunicare sui social lo rende ancora più visibile.

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