Lavoro a Natale…

Natale: tempo di gioia, magia, legami. Ma, ad essere proprio onesti, anche una piccola occasione di lavoro e guadagno, soprattutto per i più giovani.

È così che le sedi dei gruppi scout si riempiono improvvisamente di candele profumate, colla a caldo, ghirlande natalizie, pezzi di stoffa, brillantini, carta regalo. Ha inizio l’autofinanziamento natalizio, i rover travestiti da Babbo Natale che distribuiscono caramelle in strada, le scolte che confezionano pacchi regalo per i negozi di giocattoli.

Un periodo intenso però anche per i tanti lavoratori precari o per chi un lavoro non ce l’ha, perché si trovano piuttosto facilmente impieghi temporanei nei centri commerciali, nei negozi sovraffollati da chi va a comprare i regali, nei supermercati dove si fanno le scorte per il cenone natalizio.

Impieghi facili soprattutto per chi è giovane, magari studia all’università e ha bisogno di arrotondare. E purtroppo, spesso, pur di lavorare, si accontenta di un lavoro quasi sempre irregolare, senza contratto e senza orari; temporanee forme di sfruttamento a cui ci si adatta perché tanto è per pochi giorni e perché ormai in pochi si aspettano un lavoro regolarmente retribuito, strutturato, in cui siano rispettati i diritti del lavoratore.

Quanti rover e scolte, quanti giovani capi si trovano in situazioni simili? Il fenomeno lavoro in Italia continua ad essere disarmante, lo confermano gli ultimi dati Istat pubblicati appena pochi giorni fa.

Nell’ultimo decennio 182mila laureati hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero, solo nel 2018 hanno lasciato il paese in 29mila (45% in più negli ultimi 5 anni), la maggior parte dei quali per cercare fortuna nel Regno Unito (21mila). Aumentano le migrazioni dal Sud Italia verso il settentrione, il più alto numero di laureati emigrati al Nord si ha a partire (guardacaso) da Sicilia e Campania, regioni che perdono circa 8.500 laureati di 25 anni o più.

Numeri confermati dalle nostre comunità RS, dalle nostre comunità capi che continuano a perdere figure valide, costrette ad emigrare in cerca di un futuro professionale dignitoso.

E allora è un buon Natale più amaro, un costume di Babbo Natale più pesante, uno sguardo verso il nuovo anno sempre più sfiduciato quello dei nostri giovani. Aspetti che non devono smettere di farci interrogare però, di non scoraggiarci, ma anzi al contrario di tenere alta l’attenzione. Con capitoli costruiti ad hoc, con un confronto sincero con quanti scelgono di studiare fuori, con solleciti ai nostri politici. Insomma, non scoraggiamoci, ma restiamo attenti sul tema.

A Cura di Ortensia Ferrara

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